Carla Sozzani - Interventi di stile
| Carla Sozzani è sicuramente una delle figure di spicco del mondo
del fashion world italiano; musa ispiratrice di mode, tendenze e spesso
anticipatrice di gusti e di stile. Nel suo microcosmo, al 10 di Corso Como
a Milano, ama circondarsi di tutto ciò che le piace e che la rappresenta;
linguaggi resi mediante le più svariate forme d’arte - moda,
fotografia, design, musica - oltre ad un Cafè e anche un hotel, per
creare un ambiente da vivere e da sfogliare. Nel 1990, dopo un trascorso come direttrice di numerose riviste - Elle, Vogue Gioiello, Vogue Pelle - ha aperto , che per circa dieci anni è stato l’unico concept store a Milano. |
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| Come
si spiega che solo ora il mondo dei creativi sta facendo altrettanto? Io ho fatto una cosa che era autentica, naturale, sia per il percorso che ho fatto prima, sia perché a me piace comunicare. I nuovi concept stores sono fatti invece in maniera diversa, più razionale, allo scopo di fare business; sono fatti per stimolare la curiosità della gente. Nel suo concept store sono presenti numerose proposte di stilisti e designers diversi, a quale è più legata e perché? Sicuramente Comme de Garçons: quando ho visto la sua prima sfilata ho capito quello che cercavo, ma non sapevo potesse esistere. Gli anni ’70 per me sono stati un disastro: soffrivo, non sapevo come vestirmi perché finito Yves Saint Laurent c’era una moda aggressiva in cui non mi riconoscevo, mentre Comme de Garçons mi ha fatto capire che le donne possono essere femminili senza per questo dover essere aggressive. 10, Corso Como vende, più che altro, un pensiero di vita: quanta voglia ha ancora di raccontare agli altri la sua storia? Mi dà soddisfazione vedere che, quando una persona viene qui, sta meglio. Queste sono le cose che più mi danno energia e mi incoraggiano; non mi sento di chiamarlo lavoro e lo farò finché mi piacerà. |
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| In
merito alle sue collaborazioni stilistiche con Kawakubo, Alaia e Yamamoto,
quali sono le peculiarità della moda internazionale rispetto a quella
italiana? Credo che la maggioranza degli stilisti italiani siano diventati tutti noti e famosi in un periodo in cui non c’era nessun concorrente, e per cui sono rimasti solo loro. Poi si sono fermati e la moda italiana è diventata quasi classica. Naturalmente ho un rispetto enorme per tutti loro, ma poi sono diventati dei marchi. Qui il sistema, negli anni ‘80, tarpava le ali e i grandi stilisti non lasciavano emergere nessuno mentre nel frattempo, altrove, c’era stata più libertà. Oltre alla creatività, in cosa è carente il mondo della moda in Italia? Si dovrebbe creare una scuola per i venditori; solo negli ultimi 2/3 anni anche i grandi gruppi si sono resi conto che il denaro proviene dai negozi. Non c’è una cultura della vendita ed il mercato mondiale è in mano a gente che a volte è totalmente incompetente. Inoltre anche la figura del commesso non è mai stata nobilitata mentre andrebbe creata una scuola subito, quasi prima di quella creativa. Il servire è un lavoro nobile, alla fine era il lavoro di Dio. E per questo il commesso è alla base dell’economia. La sua e quella della sua famiglia è una vita dedita alla comunicazione. |
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| Cosa
vuol dire oggi lavorare nella moda, dove non vi sono più confini
netti tra imprenditore, buyer, stilista e cool-hunter? Il problema più che altro è che oggi ci sono troppi marchi e troppo pochi creativi. Dall’inizio del secolo scorso se ne possono contare solo una decina tra quelli che veramente hanno interpretato realmente i pensieri e i cambiamenti sociali. Per cui è normale che debba essere l’imprenditore a prendere in mano la situazione ed essere un po’ anche direttore creativo, stilista, anche servendosi del vintage e guardando al passato. Nell’ottica del business, però, i grandi marchi non hanno capito che oggi la gente è interessata di nuovo ad avere una cosa piccola ma creativa. 10, Corso Como è diventato un punto d’incontro per chi ama arte e moda, sia per gli incontri cadenzati dalle inaugurazioni della galleria, sia semplicemente per un caffè. Cosa porta gli opinion leaders ad essere così attratti, e qual è il target di riferimento a cui si rivolge? Penso sia dovuto al fatto che il mio è un posto pieno di spontaneità e forse questo viene percepito. Si possono costruire tante cose ma se non hanno un’anima non hanno senso. |
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Per chi sono pensate queste esclusivissime
camere, e cosa offrono di particolare? |
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