Ballerina
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La ballerina è uno degli accessori femminili che si è prestato di più, nel corso degli anni, alle interpretazioni stilistiche originali e inaspettate. Sdoganata dal mondo della danza, diventa fenomeno di moda già alla fine degli anni ’40 ma è possibile trovare esempi di calzature ad essa molto simili fin dal Medioevo, quando era costume indossare scarpe dalla suola molto bassa. Una moda stabile fino al 1533, quando la nobildonna Caterina De’ Medici, in occasione del suo matrimonio con il Duca d’Orleans, indossò per la prima volta delle calzature leggermente “rialzate”. Gradualmente le scarpe dotate di tacco cominciarono a prevalere su quelle a suola bassa, nuovamente in voga solo dopo la Rivoluzione Francese. In quegli anni il tacco (tipico dell’aristocrazia parigina) comincia ad essere considerato una volgare ostentazione di potere e viene sostituito da calzature morbide, molto più simili a guanti che a scarpe. Ai tempi della Rivoluzione Industriale e durante il XIX° Secolo, le scarpe basse diventano una scelta di praticità e comodità per entrambi i sessi. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento fanno la loro comparsa anche le prime scarpe “basse” destinate alla danza classica. Inizialmente impiegate dagli interpreti maschili nei teatri napoletani, divengono presto prerogativa femminile. Abituate fino a quel momento ad indossare scarpe da ballo con tacco, le ballerine si orientano verso calzature meno sostenute, più morbide, che consentano di alzarsi agevolmente sulle punte. Con il perfezionarsi della tecnica di danza sulle punte e l’introduzione di passi sempre più complessi, le scarpe da ballo vengono progressivamente rinforzate e adattate alla morfologia del piede. Ma il passaggio della ballerina ad un uso quotidiano avviene solamente negli anni ‘40, grazie all’incontro con il mondo del cinema. Icona dell’eleganza riformista, Audrey Hepburn consacra la ballerina ad uno dei miti più indissolubili della moda, indossando un paio di eleganti Gattinoni in vernice nera nel film Sabrina. È il 1954. Il rosso carminio della ballerina Cendrillon di Repetto, nel 1956, viene immortalato nell’indimenticabile tango del film “E Dio creò la donna” da una Brigitte Bardot ineguagliabile per sensuale nonchalance. Con passo lieve, il fenomeno esplode negli anni ‘60, nel pieno della rivoluzione giovanile: la ballerina rappresenta una “diserzione del piede”, è leggerezza, comodità, è destrutturazione dei canoni della bellezza femminile fino ad allora imposti. È la femminilità libera, completa, mai identica a se stessa, in perenne divenire.

The ballerina is a feminine accessory that has lent itself to countless original and unexpected stylistic interpretations over the years. Borrowed from the ballet world, it became fashionable at the end of the Forties, although examples of very similar footwear can be traced to the Middle Ages, when very flat shoes were worn. The fashion lasted until 1533 when Caterina de’ Medici, on the occasion of her marriage to the Duke of Orleans, first wore slightly higher-heeled shoes. Heeled shoes gradually started to supplant flat ones, which became fashionable again only after the French Revolution, when heeled shoes, typical of the Paris aristocracy, began to be considered a vulgar ostentation of power, and were replaced by soft footwear, more similar to gloves than to shoes. In the days of the Industrial Revolution and then throughout the Nineteenth Century, flat shoes became synonymous with practicality and comfort for both sexes. Between the end of the Eighteenth century and the early Nineteenth the first point shoes also made their appearance. First worn by ballet dancers in Neapolitan theatres, they soon became a prerogative of female ballet dancers. Used to wearing heeled dancing shoes, in those days, ballerinas began to choose lower and softer ones, such as would enable them to dance on points. As this dancing technique nearly achieved perfection and more and more complex dance steps were introduced, ballet shoes were strengthened and suited to the shape of feet. Yet, the “ ballerina” shifted to daily use only in the Forties, when it made its appearance in the world of the movies. An icon of the changes in those days’ elegance, Audrey Hepburn turned the “ ballerina” into a long lasting fashion myth by wearing a pair of smart Gattinoni patent leather jetty-black shoes in the film Sabrina. It was 1954. The crimson of Repetto’s dancer Cendrillon in 1956, was given enduring fame in the unforgettable tango of the film “And God Created Woman” by Brigitte Bardot’s matchless sensual nonchalance. After quietly evolving for a few years, the “ ballerina” suddenly came to the forefront in the Sixties, when young people’s revolution was underway; it represented a “desertion of the foot”, and meant lightness, comfort and a deep change in the existing canons of feminine beauty. It was a free, full, everchanging and ever-evolving idea of femininity.

Following the Rhytm of History

È il 1947. Il danzatore e coreografo Roland Petit lavora moltissimo. I suoi piedi e il suo fisico sono sottomessi alla tortura delle interminabili prove di pirouette e entrechat. Nella piccola bottega di rue de la Paix, la madre Rose Repetto crea per lui una punta da ballo di eccezionale morbidezza, rubando il segreto alla fabbricazione dei guanti. Le punte con cucitura a rovescio risvoltata di Repetto diventeranno punto di riferimento per le etoile della danza internazionale. Dieci anni dopo, Madame Repetto inventa una calzatura leggera e gradevole come la punta da ballo per l’uso quotidiano. Brigitte Bardot ne indossa un modello in vernice rossa nel film “Et Dieu… crea la femme”. Repetto fa così il suo ingresso nel mondo della moda. La fabbrica Repetto si trova oggi a Saint Medard d’Excideuil, la produzione è rimasta orgogliosamente made in France, e il know-how è lo stesso di sessant’anni fa. Dallo stabilimento escono 2500 paia di ballerine al giorno, prodotte interamente a mano con un procedimento fatto di 150 impercettibili gesti. Intatto rimane il legame con il mondo del balletto, che realizza quasi la metà del giro d’affari della maison. Le punte di Repetto sono considerate il non plus ultra del balletto, da anni si studiano tecniche rivoluzionarie e sperimentali con l’obiettivo di creare una scarpa più comoda e più silenziosa sulla scena. Le ballerine Repetto per la moda sono spesso realizzate in preziose edizioni limitate, con la collaborazione di grandi fashion designer internazionali, come Issey Miyake e Yohji Yamamoto. E grazie al team interno di stilisti, stagione dopo stagione questo classico senza tempo viene riletto e aggiornato al ritmo dei trend contemporanei. Il segreto del successo di Repetto sta in una personalità che non abdica di fronte al passato e che rivendica e resta fedele alle proprie radici.

It was 1947. The ballet dancer and choreographer Roland Petit worked very hard, his feet and body submitted to the ordeal of endlessly rehearsing ‘pirouette’ and ‘entrechat’; in the meantime in a small workshop in Rue de la Paix, his mother, Rose Repetto, was trying hard to make exceptionally soft points for him, with a technique she had borrowed from the manufacture of gloves. The Repetto points, stitched and assembled inside out before being re-turned, would soon become a benchmark for international ballet stars. Ten years later, Madame Repetto created shoes for daily use as light and comfortable as her soft points. Brigitte Bardot wore a red patent leather model of them in the film “And God ….Created Woman”, and Repetto made her debut in the world of fashion. Today Repetto firm is located at Saint Medard d’Excideuil, its production still characterised by the made-in- France style, its know-how the same as sixty years ago. The firm manufactures 2500 pairs of ballerinas a day, which are completely hand made with a technique that involves 150 different treatments. Repetto’s still ongoing connection with the world of the ballet accounts for nearly 50 % of its turnover. Repetto’s points are considered the last word in the ballet world, and the firm has for years been researching and experimenting on revolutionary techniques to obtain more comfortable and soundless dancing shoes. Repetto fashion ballerinas often come in precious limited editions thanks to their collaboration with great fashion designers of international renown like Issey Miyake and Yoshij Yamamoto. The maison’s team of stylists must be credited with the re-interpretation and updating of this timeless classic season after season to the rhythm of contemporary trends. The secret of Repetto’s success lies in their will to keep in line with the past and be true to their origins.

repetto.fr

A Hundred Steps for Elegance

La semplicità è la chiave di volta per la vera eleganza. Parte da questa visione, esattamente cento anni fa, l’ascesa di una delle stiliste più rivoluzionarie di tutti i tempi, Cocó Chanel, e della maison che ancora oggi porta il suo nome. A Chanel va reso il merito di aver sostituito alla sontuosità tipica dell’abbigliamento femminile Belle Époque uno stile semplice, raffinato, sobrio, e di aver accompagnato la donna nel delicato passaggio da moglie e madre al nuovo ruolo di lavoratrice. Basta unire una semplice giacca ad una gonna e, tocco finale, abbinarvi un paio di scarpe bicolore: et voilà, il gioco è fatto! Secondo Cocò Chanel le scarpe sono l’ultimo tocco di eleganza: le two tones, nate più di cinquant’anni fa, sono un tocco di eleganza senza tempo. Ispirate alle calzature sportive maschili dell’epoca, le two tones sono design puro, raffinatezza e comfort ineguagliabile. Prodotte nel cuore della Lombardia, simbolo di tradizione, autenticità e modernità nella produzione della calzatura di lusso, le two tones sono sottoposte agli standard di eccellenza del know how artigianale. Ogni scarpa richiede dai 50 ai 100 passaggi fatti di precisione e attenzione al dettaglio: questo è il segreto del mito Chanel. Il processo produttivo parte dalla forma, che determina il volume della scarpa, il tipo di punta e il fitting. La forma viene avvolta nella carta su cui è successivamente applicato il disegno tecnico. Nasce così il cartamodello, lo schema che guiderà le fasi successive: il taglio dei pellami, l’applicazione del logo (l’emblematica doppia C), la chiusura della punta e della tomaia, l’applicazione del tacco e della suola, la rifinitura. Una volta pronta, avvolta in un morbido panno e alloggiata nell’ inconfondibile scatola nera, la leggendaria ballerina è finalmente pronta per dar vita al sogno, oggi come cinquant’anni fa.

Simplicity is the key to true elegance. This is the concept that, exactly a century ago, was underlying the rise of an all-time revolutionary fashion designer, Coco Chanel and the firm that still bears her name. Chanel must be given credit for changing the typical lushness of Belle Epoque women’s clothing at the turn of the Twentieth Century with a simple, sober and refined style, and for accompanying woman through the crucial process of transition from wife and mother to the new role of worker. It is enough to couple a simple jacket with a gown and, as a final touch, a pair of two-tone shoes to match: and there you are! According to Coco Chanel shoes are the last touch of elegance, and the two-tone ones, born over fifty years ago, have a timeless style. Drawing their inspiration from the men’s sports footwear of those days, the two-tone shoes amount to pure design, refinement and unequalled comfort. Manufactured in the heart of Lombardy, renowned for its long standing tradition of authenticity and modernity in the production of luxury footwear, the twotone shoes comply with all the standards of excellence and professional know how. Each shoe achieves perfection in detail through 50 to 100 precise and careful stages: and this is the secret of the Chanel myth. Production starts from the shoe-tree, which determines the volume, toe type and fitting of the shoe. The shoe-tree is then wrapped in paper, to which the technical design is applied to make up the paper model, a guide to the next stages of production: the cutting of leather, the application of the logo (the famous double C) toe and vamp, the fitting of the heel and sole, and the finishing. Once it is ready, the legendary ballerina is wrapped in a soft cloth, placed in the unmistakable black box, ready to give life to a dream today just as it did fifty years ago.

chanel.com

Lady Cinderella

Chi dice Kartell dice Design con la D maiuscola, connubio perfetto tra creatività e tecnologia, glamour e funzionalità. Un cammino iniziato 60 anni fa da quella che oggi è considerata una vera e propria griffe del design. Plus di Kartell sono i prodotti: oggetti contemporanei e trasversali, di facile fruizione e dall’indubbio appeal estetico. La continua evoluzione nell’utilizzo dei materiali e la sperimentazione di nuove tecnologie, sono la chiave attraverso cui Kartell ottiene le migliori prestazioni funzionali e peculiarità estetiche inimitabili. È il 1999 quando Kartell presenta il primo oggetto d’arredo trasparente realizzato in policarbonato: la Marie, la sedia disegnata da Philippe Starck. Da allora il brand si lega a doppio filo al mondo della moda, dapprima prestando la poltroncina di Philippe Starck alle interpretazioni dei maggiori fashion designer internazionali, successivamente proponendo sofisticate brand extension. Nasce così nel 2009 e si rinnova nel 2010 la collezione di ballerine in plastica “Glue Cinderella”, frutto dell’incontro tra il know-how di Kartell nel design dei materiali plastici e lo stile di .normaluisa. Raffinate ma easyto- wear, le Glue Cinderella sono ballerine dalla forma essenziale ma elegante, ideali per le Cenerentole di oggi che amano mixare mood classico e contemporaneità, ironia e bon ton. Disponibili in una gamma che va dal trasparente totale, al monocolore opaco, al bicolore, le Glue Cinderella sono prodotte in materiale plastico riciclabile al 100%. Il sodalizio Kartell e Normaluisa si rafforza ulteriormente con Lady, il sandalo in plastica spuntato con plateau, in tinte unite e bicolor. Il design di Glue Cinderella e di Lady si ispira al concetto di “easy chic”, che abbina a un’immagine ricercata, la facilità di un accessorio da indossare ogni giorno.

Kartell stands for excellence in design and a perfect combination of creativity and technology, glamour and functionality. The brand is outstanding for its updated versatile products, which are easy to use and have a strong aesthetic appeal. Their endless evolution in the use of materials and experiment in new technologies are the key to the brand’s achievements in functionality and inimitable aesthetic features. It was in 1999 that Kartell presented their first transparent item of furniture, ‘Marie’, a chair designed by Philippe Starck and realised in polycarbonate. Since then the brand has been permanently connected with the world of fashion, both by getting the best international fashion designers to give different interpretations of Philippe Starck’s chair, and by proposing sophisticated brand extensions. In 2009 the brand first proposed ‘Glue Cinderella’, a collection of plastic ballerinas, renewed in 2010, that merge Kartell’s know-how in the design of plastic materials Refined but easy-to-wear, the ‘Glue Cinderella’ are ballerinas whose essential but elegant silhouette makes them ideal for the ‘Cinderellas’ of today, keen on combining classic moods and present-day trends, irony and elegance. Available in a palette that ranges from total transparent, to opaque single tone, or two tones, Glue Cinderella are manufactured in 100% recyclable plastic material. The collaboration between Kartell and Normaluisa was further strengthened by Lady, the single tone or two- tone square-toed plastic sandals with plateau. The design of Glue Cinderella and Lady draws its inspiration from the concept ‘easy chic’, which combines a sophisticated and an easy look in an accessory for daily wear.

kartell.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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