Olimpia Biasi - Vanitas o dell' Effimero

File e cataste di vestiti entrano ed escono dalle nostre stanze, dalla nostra vita... sostano un po' in simbiosi con i nostri umori, si muovono al ritmo nostro ed infine spariscono, dismessi senza pietà.

 

Gioielli, scarpe, addobbi vari, erano con noi ad una festa, per strada, ad un funerale, ovunque e poi non sono più, senza lasciare una bava di rimpianto, perché altre "cose" occhieggiano languide oltre le vetrine e la moda incalza. "Vanitas" in Lorenzo Lotto è un petalo di rosa finito e inerte, altrove è un teschio che ammonisce, nella penombra deprecando frivolezza. Da sempre la vanità è la virtù sospetta, rea di narcisismo e in odore di caducità... ma che brividi di euforia e di compiacimento, che brevi gioie lancinanti per un orecchino, una cravatta, una scarpa insolente.   Olimpia Biasi - Vanitas o dell' Effimero
 
Olimpia Biasi - Vanitas o dell' Effimero   Ho iniziato questo ciclo di lavori per lo Spazio Lazzari, raccontando il silenzio che incombe sulla vanità dismessa: una collana inghiottita dall'ombra di un rosso tragico, manichini con vestiti inerti, uno spazio bianco che è già memoria di una vestizione, un groviglio di vestiti...
Una riflessione sull'essere e sull'apparire.
Olimpia Biasi
Aprile 2006


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