Romano Abate - Apelle figlio di Apollo e dintorni
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Te la sei cercata!
Sei fuori da quel tempo, da quello spazio, da quel contesto di scrittura, di genere, di linguaggi… |
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| A
che serve allora affidarti al canterello infantile, al balbettio di una
filastrocca puerile…"Apelle figlio di Apollo…" se non a rimuovere
l'ustione di terzo grado del giudizio che ti hanno appioppato
di…"scultore neo-barocco" e stemperarlo nel dadaismo di quel canterello
mediante il quale vuoi annotare il carattere del bric-à–brac della tua
prossima performance allo SPAZIO LAZZARI? Sto annaspando e come ogni buon nuotatore devo recuperare forze facendo il "morto" per guadagnare la riva lontana. Muoia dunque l'Artista (con la A maiuscola)! Abbandona il gioco ambiguo e anche un po' tirannico della parola e affidati alla chiarezza e immediatezza di alcune immagini che meglio potranno evidenziare il carattere di "questa cosa" qui allo SPAZIO LAZZARI come usa dire con una certa civetteria. |
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| Affiora subito la "contaminazione" che coinvolgerà la estemporanea ricerca dell'amico il fotografo LINO VECCHIATO… Un graffiante prestito grafico di OLIMPIA BIASI per il mitico Apelle; trasmutazione visiva del logo verbale che dà il titolo alla mostra… Ancora: la presenza di forme inusuali di arredo (se mi è consentito questo termine orrendo) per non chiamare "LIMULO" un tavolo basso o "ALEXANDRIA" un armadio-scaffale per libri preziosi o "LUDOVISI PRIMO" un abito di polietilene che è metafora del velo che copre i seni della Venere nel Trono Ludovisi. Riaffiora una contraddizione nell'impatto visivo e tattile con "SEGNO DI FUOCO" unica macro scultura che dal castello di Pergine si trasferirà nella corte esterna. I riferimenti alla vecchia e per me mai sopita "nostalgia del pesante", alle categorie del mito e della memoria così presto sbattute fuori dalla porta rientrano puntualmente dalla finestra. Certamente mi interessa qui più l'aspetto ludico e seduttivo delle cose che non quello persuasivo e un po' ingombrante della scultura soprattutto nella versione di scultura monumentale. Il luogo stesso che ospita queste forme risulta essere di per sé – in quanto luogo in un certo senso SACRO (...non siamo a ridosso della Chiesa Madre di Treviso e nello spazio delle ex Canoniche?), ma anche PROFANO e seduttivo. Per un tipico effetto di slittamento nella logica degli opposti che prevede appunto la contraddittorietà del rapporto sacro/profano, ci troviamo di nuovo in piena ambiguità: niente di più profano e seduttivo e suadente che muoversi in questo luogo antico e nel contempo "trendy"; sfiorare con le dita seriche stoffe, preziosi tessuti e sensuali ninnoli da vestire. Annusare cuoi e indugiare su capi d'abbigliamento che la luce del sole investirà dei suoi bagliori o il chiarore della luna pennellerà con pallidi aloni in altri luoghi e in altri spazi più intimi. I contrari e gli estremi si toccano: HIC ET NUNC! Ma anche CLICK ET NUNC! |
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