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Gareth Casey e Vidalenc

4996_23_150Autodefinitisi raccoglitori di cose da poco, creatori autodidatti, “bricoleurs” fai-da-te, l’inglese Gareth Casey e il francese Philippe Vidalenc creano e confezionano a mano le loro collezioni nel laboratorio che hanno a Parigi. Da lontano, un capo Casey Vidalenc può sembrare ” basico ” tuttavia uno sguardo più ravvicinato rivela l’incredibile contrasto di toni scuri con inserti di intensi motivi floreali antichi, o righe classiche rattoppate da strisce ricamate di brillanti tessuti stampati. Una fodera patchwork di seta, un’altra viola per far risaltare tonalità khaki, cuciture di colore contrastante, un’etichetta appena fuori posto: dettagli che danno carattere e valore ad ogni creazione Casey Vidalenc.

A chi non spreca, nulla manca. La Casey Vidalenc raccoglie tutti i suoi tessuti: usati, riciclati, vecchi o nuovi, in grosse partite o in quantità limitate. Tutte le stoffe vengono stoccate per essere usate per la collezione del momento o per quelle future. Quando viene il momento di creare degli abiti si comincia a “giocare” . I colori, a ciascuno dei quali è stato assegnato un numero, vengono mescolati e abbinati, e gli stilisti creano nuovi indumenti componendo man mano che procedono.

Nulla va sciupato o gettato via. Anche i ritagli vengono mescolati e cuciti insieme per offrire nuove suggestioni creative. Il patchwork, per il quale sono famosi, è semplicemente il risultato dell’uso dei ritagli.

Creazione pratica. Casey e Vidalenc descrivono il loro lavoro come “design di abiti spontaneo e pratico” . Una volta che gli abiti sono stati confezionati, inizia un processo rigoroso e tutto fisico di tintura, sovratintura e ritintura; i capi subiscono la nobilitazione dei lavaggi, il patchwork ed il ricamo. Le loro lavatrici, affettuosamente chiamate ‘Greta’ e ‘Olga’, sono a quanto pare sempre al lavoro. Gli stilisti paragonano il loro processo creativo al cucinare: ” b uoni ingredienti, qualunque cosa purché di stagione, una ricetta di base, poi il dosaggio e l’amalgama degli ingredienti, infine la cottura. A una buona zuppa non si può dare esattamente lo stesso sapore ogni volta.”

Consumare e aggiustare. Un abito Casey Vidalenc viene confezionato, logorato, infine aggiustato. Viene usato e maltrattato, consumato e strappato, sottoposto a processi di lavaggio e di tintura. Poi, proprio quando le cuciture iniziano ad aprirsi, si comincia a riparare il danno con rattoppi e nuove cuciture, conferendo ai capi un aspetto ed un gusto che stimolano la fantasia e il ricordo.

Ma c’è dell’altro! Mentre la loro popolarità cresce Casey e Vidalenc restano abbastanza distaccati dal fashion, poiché essi creano e fanno ciò che loro piace. Ampliando i propri orizzonti e industrializzando la produzione la Casey Vidalenc è certamente riuscita a conservare un’ estetica artigianale.
Spontaneità, desiderio di creare e felicità sono visibili in ogni fase del processo creativo.

La particolarità di Casey Vidalenc si rivela in questi semplici piaceri e nel grande senso dell’umorismo. “Facciamo quello che ci piace, ci piace quello che facciamo, e speriamo piaccia anche a voi!”

Self proclaimed magpie collectors, self taught “créateurs”, and hands on do-it-yourself “bricoleurs”, Englishman Gareth Casey and Frenchman Philippe Vidalenc create and handcraft their collections in their Paris workshop.
A Casey Vidalenc garment from afar may seem basic, yet a closer look reveals an unlikely contrast of dark tones of with insets of vivid antique floral patterns or classic pinstripes patched together with embroidered strips of vibrant prints. A silk patchwork lining, a bright purple lining to set off shades of khaki, stitching in a contrasting color, the off-set placement of a label: such details give character and depth to every creation of Casey Vidalenc.
Waste not, want not . Casey Vidalenc collects all of their own fabrics: used, recycled, old or new, in bulk or limited quantities. All of the fabrics are then stocked, whether they are to be used in the present collection or to be brought out another day. When the time comes to make some clothes, they begin to “play”. With a mix and match color by number game, they create new garments, composing as they go along.
Nothing goes to waste or is thrown away. Even the off-cuts get mixed and patched together offering new creative suggestions. Patchwork, for which they are widely known, is simply the outcome of using up scraps.
Hands-on . Casey Vidalenc describes their work as “Spontaneous, hands on, clothing design”. Once the garments have been constructed, so commences a rigorous and very physical process of dyeing, over-dyeing and dyeing again, lots of washing, patchwork, and embroidery. Their so lovingly named washing machines Greta and Olga are apparently at work non stop. They compare their creative method to cooking: “good ingredients, whatever’s in season, a basic recipe, then the measuring out and mixing of the ingredients and the cooking. Like a good soup you can never make it taste exactly the same every time”. Wear and repair. A Casey Vidalenc garment is made, they destroy it, then repair it. It’s used and abused, worn and torn, and goes through their washing and dyeing process. Then, just as the seams are about to split open, they begin to repair the damage by using patchwork and overstitching, giving the garments a look and feel that evokes the imagination and memory.
More, please! With their popularity on the rise, Casey Vidalenc is quite disconnected from “fashion”, simply creating and doing what they enjoy. As they have broadened their horizons and industrialized their production Casey Vidalenc have certainly managed to maintain their hand crafted aesthetic.
Spontaneity, the desire to create, and happiness are visible at each step of their creative process. The particularity of Casey Vidalenc is revealed in these simple pleasures and their great sense of humour: “We do what we like, we like what we do, and we hope you like it too”.

caseycasey.eu