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Augusto Romano + Dario Marangon & Meltin’Pot

Ieri:

Perché il nome “Meltin’Pot”?
Augusto Romano: Perché ci siamo sempre identificati con una realtà multiculturale e dalle innumerevoli sfaccettature, in sostanza con quello che è il mondo moderno. La modernità e la contemporaneità sono sempre state elementi di base dell’anima del marchio, ed ancora oggi, dieci anni dopo la nascita, la fusione di culture eterogenee è ciò che genera gli spunti creativi più interessanti e innovativi. “Meltin’Pot” rappresenta il nostro modo di essere, di guardare alla realtà. In che momento è nata la Romano Spa e in che Area è nata?
AR: La Romano S.p.A. è nata alla fine degli anni ’60 nel basso Salento, luogo in cui il boom economico non si sapeva nemmeno cosa fosse.

Che cosa ha rappresentato e che cosa rappresenta ? Quali sono stati i suoi protagonisti?
AR: Rappresenta un’oasi di cultura industriale, in un’area in cui ce n’è molto poca. In questo momento la Romano S.p.A. è senza dubbio un esempio di un modo di fare impresa che ha pochi paragoni nell’area, e sicuramente uno stimolo per il territorio a spingersi verso sfide che fino a qualche anno fa potevano sembrare impossibili.
I protagonisti sono stati e sono diversi, primo fra tutti Cosimo Romano che ha avuto una visione e un “sogno” imprenditoriale realizzato negli anni, partendo da zero, con costanza, determinazione e grandissimo impegno.
A lui si è affiancata, con la medesima passione, tutta la famiglia, intesa in senso ampio, che ha rivestito e riveste tuttora ruoli chiave nello sviluppo dell’azienda. Nei tempi recenti figure importanti sono state Francesco Balduzzi, portatore di una cultura manageriale evoluta e Dario Marangon, che ha saputo interpretare in maniera perfetta le strategie di prodotto e creative del marchio. Oggi i protagonisti sono sicuramente coloro che tutti i giorni lavorano in azienda, un gruppo di persone capaci, competenti e determinate che hanno una passione ed un orgoglio straordinari per quello che fanno, e che sono i veri motori dello sviluppo e della crescita dell’azienda.

Oggi:

Come è cambiata la Romano Spa?
AR: La Romano S.p.A. è cambiata moltissimo, e in positivo; tutte le competenze che sono state sviluppate in quaranta anni di lavoro sono state messe a frutto, l’azienda è diventata in grado di gestire tutti gli aspetti legati allo sviluppo di un prodotto di jeanseria, dalla logistica al sourcing, alla progettazione.
Dario Marangon: Noto anche un’evoluzione “culturale” delle persone con le quali lavoro a più stretto contatto, che sono cresciute acquisendo punti di vista più aperti verso l’esterno e più “cosmopoliti”, se vogliamo, oltre all’orgoglio e la soddisfazione che deriva dai risultati ottenuti con il lavoro duro e costante. Sta nascendo un gruppo, una vera squadra.

Perché oggi Romano in Puglia? Che momento pensate che viva questa Area?
AR: Perché rappresenta, come dicevo prima, l’esempio che le sfide impossibili non esistono, e perché dà importanti opportunità di emancipazione ad un territorio che per troppo tempo è stato soggetto ad isolamento e provincialismo. Come tutte le aree di recente industrializzazione, la Puglia, ed in particolare il Salento, si interroga su quale possa essere il proprio futuro, dopo il termine del ciclo in cui l’industria manifatturiera era il modello vincente. Ora il territorio è in una fase di stasi, ma si vedono moltissimi fermenti di un’imprenditorialità giovane diffusa e la Romano S.p.A. funge sostanzialmente da esempio da seguire.

Perché Dario Marangon nell’Area di Meltin’ Pot?
AR: Prima di tutto perché volevo portare in azienda, non solo un amico, ma un grandissimo professionista che ci facesse fare quel salto di qualità di cui, cinque anni fa, avevamo bisogno. Inoltre, coerentemente a quello che è lo spirito dell’azienda, perché volevo innestare nella cultura salentina della jeanseria, rappresentata dalla Romano S.p.A, il seme di quella veneta, della quale Dario è uno degli interpreti migliori.

DM: Sostanzialmente perché ho capito che nel mio percorso professionale potevo lavorare per una grande azienda di jeans. Fino ad allora avevo sempre fatto il consulente a fianco dello stilista, senza mai riuscire ad impostare una vera e propria linea di basico. Con Meltin’Pot è stato differente, Augusto mi ha chiamato proprio per fare il jeans, cioè quello che avevo sempre sognato, senza remore o incertezze sulla sfida che si doveva affrontare.

Che momento vive adesso Meltin’Pot?
AR: Meltin’Pot adesso vive un momento di grande cambiamento, corrispondente al passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Ormai è diventata un’azienda internazionale, che deve essere in grado di rispondere ad aspettative ed esigenze sempre nuove, sempre più impegnative, e questo ci spinge ad interrogarci quotidianamente su come fare le cose nel miglior modo possibile.

DM: Anche dal punto di vista creativo siamo in una fase di evoluzione, stiamo cercando di impostare il nostro progetto e la nostra identità nel prodotto e sul mercato. Cerchiamo di crescere e migliorarci: di capire quale vogliamo che sia l’identità dell’azienda e di trasmetterla nella maniera più chiara e coerente ai nostri interlocutori.

Domani:

Augusto Romano e Dario Marangon?
AR: Grandi amici, colleghi sul lavoro che hanno un progetto condiviso e nel quale credono fermamente. Tutti e due abbiamo voglia di far diventare Meltin’Pot la numero uno sul mercato, e questo genera grande entusiasmo e voglia di fare in tutta l’azienda.

DM: Due persone che credono nello stesso progetto e hanno comunanza di idee e di visione, al punto tale di cambiare il mio stesso modo di lavorare a causa dell’altissimo coinvolgimento in quest’iniziativa.

A cosa guarda la Romano? A quale creativo rivolge la sua attenzione?
AR: Guardiamo a tutte quelle persone che con il loro contributo possono arricchire il marchio e farlo evolvere, come ad esempio le recenti collaborazioni che abbiamo avviato con Fabio Novembre nel campo del design o Rankin per quanto riguarda la fotografia e il cinema. Stiamo cercando di cambiare i concetti classici dell’abbigliamento, che secondo noi è stato per troppo tempo autoreferenziale e chiuso nel suo guscio.

Yesterday:
Why ‘Meltin’ Pot’ of all names?
Augusto Romano: Because we have always identified ourselves with a multicultural and multifaceted reality, that is with the modern world. Modernity and up-to-dateness have always been the basic elements of our brand, and ten years after it was created it is the blend of different cultures that still gives us the most interesting and innovative clues. ‘Meltin’ Pot’ stands for our way of being, of looking at reality.

When and in what area was Romano spa precisely established?
AR: Romano spa was set up in the late ‘60s in the lower Salento, an area where the economic boom was totally unheard of.

What did it and does it represent? Who were the protagonists of the event?
AR: It is an oasis of industrial culture, in an area where there is hardly any. At present, Romano spa is an example of a style in enterprise which is unparalleled in the area and stimulated the territory to face challenges that might have sounded impossible until a few years ago. There were and still are several protagonists, first of all Cosimo Romano who had a vision and a dream of an enterprise which has come true over the years, starting from square one, thanks to his constancy, determination and total commitment. A wide, motivated ‘family’ have supported him and have played key roles in the development of the firm. In recent times, important key figures have been Francesco Balduzzi who has contributed his updated managerial culture, and Dario Marangon who has competently taken care of the marketing and creative strategies of the brand. The protagonists are now all those who daily work at the factory, a team of skilled, competent and determined professional men who do their job with passion and pride and are the driving factors in the firm’s development and growth.

Today:

How has Romano spa changed?
AR: Romano spa has undergone positive changes. The skills that we have acquired over the past 40 years have been profitably employed and the firm can now fully manage each stage in the production of a denim model, from logistics to sourcing and design.

Dario Marangon: I can see also that the people I work in harness with have had a cultural evolution and acquired more open views, they have become more internationally minded, so to speak, besides being proud of and satisfied with the results they achieve through hard, endless work. A real group, a real team has been born.

How do you account for your presence in Puglie today? What situation do you think this area is going through?
AR: Because, as I said before, it proves that there are no impossible challenges, and because our presence here is an important chance of improvement for an area characterised by isolation and provincialism for too long. Like all recently industrialised areas, Puglie, and the Salento area in particular, now wonder what their future can be, after the successful model of manufacturing industry has come to an end. At the moment the area is going through a slack period, but countless widespread ferments of new entrepreneurial activity can be perceived, and Romano spa’s function consists in providing an example to imitate.

Why Dario Marangon at ‘Meltin’Pot’?
AR: First of all because not only did I want to have a friend in the firm’s staff, but also a great professional man who could enable us to have the substantial quality improvement we needed five years ago. Furthermore, in accordance with the firm’s frame of mind, because I wanted to graft onto the culture of Salento jeanswear, embodied by Romano spa, the spirit of Venetian jeans culture, of which Dario is one of the best interpreters.

DM: I joined Romano spa basically because I understood that my professional career enabled me to work for a great jeans manufacturer. Up to that moment I had always been a consultant working side by side with a designer, without ever being able to plan a real basic line. With Meltin’ Pot it was different; Augusto asked me to join in just to design jeans, that is what I had always dreamt about, leaving aside all hesitation and uncertainty about the challenge we were to face.

What situation is Meltin’Pot now going through?
AR: Meltin’Pot is now undergoing deep changes, corresponding to the shift from adolescence to adulthood. It has become an international firm by now, and it must be able to face ever new and demanding expectations and requests, and this urges us to daily ask ourselves how we can manufacture things in the best of ways.

DM: We are having a great evolution also from the creative point of view; we are trying to lay out a new project, to renew our identity through the product and on the market. We are aiming at a new growth and at further improvement: we are trying to understand what identity we want the firm to take on and to convey it in the clearest and most consistent way to the people we deal with.

What about Augusto Romano and Dario Marangon?
AR: We are great friends and work colleagues and share a project in which we firmly believe. We both aim at making Meltin’ Pot become number one on the market, and this pushes up everybody’s enthusiasm and work.

DM: Two persons who believe in the same project and share their vision and ideas, to the extent that I changed my own work style because I was greatly involved in this initiative.

What does the firm aim at? What kind of designers do you devote your attention to?
AR: We are interested in all the people who can contribute with their work to enrich the brand and improve it: for example we have recently started a collaboration with Fabio Novembre in the field of design and with Rankin in the field of photography and the cinema. We are trying to change the classical concepts of clothing, which in our view has too long been self-referential and narrow-minded.