Eugenio Perazza | Mug Magazine | Fashion, Design, Lifestyle and more...
1391
post-template-default,single,single-post,postid-1391,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-3.2.1,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

Eugenio Perazza

Magis è nata 32 anni fa dall’ingegno e dalla determinazione di Eugenio Perazza.
Quest’uomo, che oggi parla animatamente di fronte a noi senza smettere di trasmettere tutto il suo entusiasmo, è stato annoverato da Wallpaper al primo posto tra le 10 persone che nei prossimi anni cambieranno e influenzeranno di più la nostra maniera di vivere. A differenza di molti nomi illustri del design, Perazza non proviene da questo mondo e non vi è cresciuto. Diciamo piuttosto che vi si è avvicinato in punta di piedi e relativamente tardi. Ama dire di averlo fatto per “contrasto culturale”. Originario di Ceggia (Venezia) e non brianzolo ha infatti deciso di cominciare a “fare” design giusto in contrapposizione al modo di lavorare delle industrie che lo circondavano, abituate più a copiare che a progettare. La svolta iniziale di Magis è avvenuta con la sedia X-Line di Niels Jorgen Haugesen, ma per il successo Eugenio Perazza ha dovuto attendere fino agli anni del suo incontro con Stefano Giovannoni e Jasper Morrison (1992-3). La sua è una rivoluzione fatta a colpi di nuove tecnologie (di Magis le prime sedie realizzate con la tecnica del gas-moulding di prima e seconda generazione), fatta di coraggio, di pazienza, di coerenza, ma soprattutto di grande fiducia nella progettualità. La produzione di Magis è stata pionieristica nell’utilizzo della plastica, se si pensa a quanto poche fossero, anche solo dieci anni fa, le aziende che impiegavano questo materiale. Del 1996 è lo sgabello Bombo di Giovannoni, del 2000 l’Air Chair di Jasper Morrison.Del 2003 è la Chair_One di Konstantin Grcic, un modello che ha segnato una svolta epocale nell’azienda, grazie all’introduzione della pressofusione di alluminio: un progetto straordinariamente unico, una sedia “scheletrica”, fatta di tante faccette triangolari, dove i vuoti prendono il sopravvento sui pieni, caratterizzandone la qualità estetica.. Nel 2004 comincia l’avventura di Me Too, collezione interamente pensata per l’infanzia e del 2005 è la presentazione della Striped Collection dei fratelli Bouroullec. Sono davvero pochi a poter vantare delle collaborazioni così frequenti e continuative con i più grandi nomi del design mondiale. Ma gli anni che viviamo ora sono diversi. Lo sono rispetto a quelli in cui Magis ha mosso i primi passi e lo sono soprattutto per la perdita di significato della parola “progetto”. Questi sono gli anni del Fast Designing, gli anni dei numeri e dei fatturati, delle qualità di progetto sempre più rare. Quello che però è chiaro è che c’è ancora spazio per aziende come questa. C’è ancora spazio per chi, come Eugenio Perazza, ha sempre creduto che i progetti di design debbano essere presentati solo se hanno una qualità, un senso e una giustificazione, ed è in aziende come questa che noi riponiamo piena fiducia per il futuro del design.

Magis was born 32 years ago, the outcome of Eugenio Perazza’s determined creativeness. This gentleman, whose lively talk still conveys boundless enthusiasm, is reckoned first in Wallpaper’s list of the ten people that will most change our lifestyle in the next few years. Unlike many famous designers, Perazza’s background was in no way connected with design, a world that he approached on tiptoe and relatively late in life. As he likes to say, his approach had the taste of a ‘cultural contrast’. Born in Ceggia (Venice) and not in Brianza, he decided to devote himself to design just to oppose the work style of the neighbouring industries, more accustomed to copying than to designing. The chair X-Line by Niels Jorgen Haugesen was the first turning-point for Magis, but Eugenio Perazza reached the peak of success only around 1992-93 when he met Stefano Giovannoni and Jasper Morrison. Perazza literally revolutionised production through the frequent use of new technology (the first chairs realised by the technique of first and second generation gas-moulding were Magis’ creation), a revolution based on courage, patience, coherence and a deep faith in planning. If just ten years ago very few firms used plastics in furniture, it will appear evident that Magis really led the way in this field. Then, in 1996, Giovannoni designed the stool Bombo, and Jasper Morrison created his Air Chair in 2000. When in 2003 Konstantin Grcic created Chair_One, the model marked a further turning point for the Firm thanks to the introduction of aluminium pressure die-casting: an extraordinary and unique project, a ‘skeletal’ chair, made up of countless triangular facets, where voids prevail over solids and give it a peculiar aesthetic quality… In 2004 Magis started the Me Too adventure, with a collection entirely created for children, while in 2005 it presented the Striped Collection by the Bouroullec brothers. Few firms can pride themselves on as frequent and continuing collaborations as Magis with the greatest world designers. Unfortunately, we are now living in an age which is different to the one in which Magis started its activity, even because the word ‘project’ has failed to preserve its original meaning. This is the age of ‘Fast Designing’, of figures and sales, of increasingly lesser project qualities. However, there is still plenty of room in the market for firms like Magis, and for entrepreneurs who, like Eugenio Perazza, have always believed that design project feasibility is conditional to its quality, meaning and plausibility. It is firms like Magis that the future of design must rely upon.

www.magisdesign.com