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The Natural Way- Intro

“Hey there denim lover, are your jeans green?

Di norma non si userebbero I termini ‘votato alla moda’ e ‘amante della natura’ nella stessa frase, ma ora che il denim di cotone fatto a mano e tinto naturalmente è in grande aumento e domina sul mercato del  ‘Premium’ e del ‘Luxury’, tale uso sarebbe possibile. Il pensiero che ad ogni secondo che passa l’inquinamento del nostro mondo aumenta ci dà una visione cupa del futuro. Se si considera la teoria che la moda e l’arte sono un riflesso dello stato delle cose di un dato momento, abbracciare uno stile di vita naturale, benché non risolva tutti i problemi del mondo, ci aiuta senz’altro ad affrontare le avversità che esso ci presenta, e c’è da sperare che per il futuro le cose cambino. Non c’è dubbio che nell’industria della moda il denim tinto naturalmente sia il più bel tessuto del genere che esista.L’indaco è la più antica e l’unica sostanza colorante azzurra con un passato esotico che risale alla preistoria. Nel Medioevo la produzione dell’indaco ha grandemente arricchito molti agricoltori e commercianti europei, ma l’avvento dell’indaco sintetico agli inizi del XX secolo ha per motivi commerciali quasi fatto finire la produzione di quello naturale. La produzione sintetica fornisce oggi circa 80.000 tonnellate di indaco per la tintura del denim. Da parecchi anni il biochimico inglese Phillip John  coordina Spindigo, un progetto R&D da 2,3 milioni di sterline, a cui partecipano varie nazioni, per reintrodurre la coltivazione dell’indaco nell’agricultura europea. Il progetto fornisce agli agricoltori la tecnologia e la consulenza  per soddisfare le nuove richieste di indaco naturale. Tuttavia il denim tinto con indaco naturale più rinomato e ricercato è quello di Okayama, Giappone, cittadina di campagna con soli 46.680 abitanti, famosa per i suoi prodotti tessili fin dal XVII secolo. In origine il principale prodotto tessile di Okayama era un tessuto indaco pesante,  fatto per lo più per confezionare indumenti da lavoro. Fu perciò solo una questione di tempo che la zona producesse denim, considerato che i primi calzoni di denim, prodotti in America attorno al 1853, erano unicamente usati come indumenti da lavoro. Non fu se non dopo la II Guerra Mondiale che questi pantaloni di denim furono scelti come indumenti ‘casual’ dai giovani americani, e furono poco tempo dopo chiamati ‘jeans.’ La rivoluzione dei jeans coinvolse anche la gioventù giapponese, un fenomeno che, iniziato a metà degli anni ’60, creò senza eccezioni un’enorme richiesta di questo prodotto in tutto il mondo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che le modelle avrebbero indossato jeans nelle sfilate, o che il denim potesse essere il tessuto preferito dagli stilisti. In quegli anni, tuttavia, a Okayama e nella sua regione circostante vi furono diverse ditte che iniziarono la loro storia di sviluppo basata sul denim, e che usarono conoscenze e tecniche antiche per produrre  questo celebre tessuto in modo naturale.

Typically the terms fashion victim and tree-hugger wouldn’t be used in the same sentence but with the overwhelming increase of naturally dyed and hand made organic cotton denim dominating the premium and luxury denim market, it might just be possible.
The thought that every second our world becomes more polluted leaves us with a grim vision of the future. Considering the theory that fashion and art reflect the world’s current state of events, turning towards a natural way of life might not solve all of our problems but certainly helps us cope with the adversity that it presents us, and hopefully makes a difference for the future. And of course, what counts most in the fashion industry, is the undeniable fact that naturally dyed indigo denim is the most beautiful denim product that exists. Indigo is the world’s oldest and only natural blue dye with an exotic past dating back to prehistoric times. In the Middle Ages, indigo production made many European farmers and merchants very wealthy; yet by the early 20th century synthetic indigo nearly drove natural indigo production to commercial extinction. Today, the synthetic product supplies around 80,000 tones of indigo used to dye denim. Within the last several years English Biochemist Phillip John has coordinated Spindigo, a multinational £2.3 million R&D project to re-introduce indigo crops into European agriculture. This project provides farmers with the technology and agronomic advice to supply the new demands of natural indigo. However, the undoubtedly most famous, sought after and researched is the natural indigo dyed denim from Okayama Japan. A small town in the countryside just with a population of 46,680 people, it has been famous for its textile production since the 17th century. Originally the principal textile of Okayama was a thick and chunky, indigo dyed fabric produced for work wear. Therefore, it was only a matter of time until this area started producing denim; considering that the first denim pants, made around 1853 in America, were solely dedicated to work wear. It wasn’t until after World War II that these denim pants became the American choice for casual wear amongst young people, and shortly thereafter were called “jeans”. Without exception, the jeans revolution likewise reached the Japanese youth, starting during the mid 1960’s, creating a huge demand for this product around the world. No one could have imagined that in the future a model on a catwalk would wear jeans, or that denim could be the preferred textile of fashion designers. At that time in Okayama and its surrounding region, however, there were several companies who began their own denim stories, growing from their local history, using their ancient knowledge and techniques to make this famous fabric in their own natural way.