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The sound of a single hand

Yohji Yamamoto, nel mondo della moda, è fra i pochissimi che mette d’accordo veramente tutti: è facile sentire il suo lavoro vicino a quell’innovazione che non prescinde mai dall’Invenzione, a quello spirito che sa andare anche oltre la Creatività. Cercare di capire l’essenza di Yamamoto è come cercare di capire qual è il suono della mano sola ricercato da un noto indovinello zen, un enigma insolubile razionalmente che spiega come la mano stessa sia il suono, in quanto esiste prima di quest’ultimo e ci sarà anche dopo, oltre che durante. Yohji Yamamoto è un apripista del pensiero senza pari, e non si cura granché dei percorsi commerciali per sviluppare quello che vede molto, molto prima degli altri. I suoi tempi di “incubazione”, diciamo così, a volte sono lunghi, e possono essere inizialmente oscuri anche per chi lo conosce bene. Nelle sue creazioni, Yamamoto rivoluziona il rapporto tra capo e persona, rendendo incorporeo il corpo di quest’ultima. L’uomo e la donna diventano una semplice struttura al servizio del loro animo più profondo:
la loro specificità di esseri umani, il loro stile di vita, più che i loro corpi, vengono proiettati sull’abito. Le geometrie, i tagli delle linee di vestibilità per i quali Yamamoto è famoso sarebbero puro esercizio accademico, se dietro non ci fosse questa intenzione/invenzione continua a farne creature altre. Quella dello stilista giapponese è una dimensione a tutto tondo, non una interpretazione del reale o una semplice de/ricostruzione degli elementi per dare di questi nuove letture. Pensate al suo utilizzo del nero, alle sue sovrapposizioni di strati e raddoppi di capi, alla ripresa di altri contesti (vedi i giubbotti da motociclista dell’ultima collezione presentata) nella loro interezza, non tanto per fare una citazione o una provocazione. Anche certi particolari minimi (ci hanno colpito certe losanghe in un cardigan, che sembravano messe lì sottovoce) al tatto come alla vista sembrano punti di passaggio verso una dimensione altra, ma una volta indossati sono la dimensione stessa.“I’m a cutter, not a couturier”, ha detto una volta Yamamoto, e questa frase è forse il modo più semplice per definire il suo modo di trattare tessuti e forme acuto, vivo, ricco d’ironia. Un tagliatore, sì, ma nel modo in cui uno scrittore vuole essere diretto e non lasciare dubbi: pochissimi aggettivi, vocaboli scelti con cura estrema. Yohji Yamamoto ci mostra in modo chiaro che la creatività è una: basta essere in grado di sentire il suono di una mano sola e meravigliarsene ogni volta, sempre. Yohji Yamamoto, grande esperto di arti marziali e noto per non parlare quasi mai, nasce a Tokyo nel 1943. Nonostante le ristrettezze e le difficoltà del dopoguerra, riesce a frequentare con profitto l’Università di Keio e il prestigioso Bunka College.
Nel 1972 presenta la sua prima collezione a Tokyo, ma ben presto inizierà a girare il mondo, ritenendo limitato e limitante l’ambiente giapponese.
La prima collezione presentata a Parigi, nel 1981, passa alla storia: il mondo del fashion design non sarà più lo stesso di prima.
Oggi Yohji Yamamoto produce le collezioni Yohji Yamamoto, Y’s, Y’s for men, Yohji Yamamoto + Noir, ed è partner di Adidas nella linea Y-3, una serie di collezioni sportswear che sta rivoluzionando il settore sotto l’aspetto creativo e commerciale.

In the world of fashion Yohji Yamamoto is one of the very few stylists who really meets with everybody’s approval; in his works innovation never lacks invention and their spirit surpasses even creativity.Trying to understand Yamamoto’s essence is like trying to understand what the sound of a single hand is in a well-known Zen riddle, an insoluble enigma which implies that the hand itself is the sound in that it pre-exists the latter and will outlive it. Yohji Yamamoto is unparallelled as a precursor of thinking in fashion and does not bother about commercial issues to develop what he can see much earlier than others. What Yamamoto achieves in his creations is a revolution in the relationship between clothing and the person by making the body of the latter immaterial. Man and woman become a simple structure serving their deeper soul; it is their peculiar humanity, their lifestyle rather than their body which are projected on clothing. The geometries, cuts and wearability of the lines for which Yamamoto is famous would be mere academic exercise if they lacked the author’s endless intention-invention aiming at making them ever different creations. The Japanese stylist’s is an all- round dimension, not an interpretation of reality or a simple de/reconstruction of its components to work out new interpretations.
Think of his use of black, of overlapping layers and doublings of items, his complete borrowings from other contexts (for example the rider jackets in his latest collection) which are not simply provocative quotations. Even trivial details (we were struck by the lozenges nonchalantly decorating a cardigan) feel and look like the turning points to another dimension, yet once you have them on they are that dimension.
“I’m a cutter, not a couturier”, Yamamoto once said, and this sentence of his is possibly the simplest key to a definition of his approach to work, of his lively and acutely ironic way of handling forms and fabrics. Yamamoto’s art of cutting can perhaps be likened to a writer’s directness in style: very few adjectives, carefully selected words. Yohji Yamamoto clearly shows us that creativity means to be able to perceive the one-hand sound and to be touched by its wonder. Yohji Yamamoto, who hardly ever speaks and is an expert in martial arts, was born in Tokyo in 1943. Despite post-war hardships he managed to successfully attend Keio University and prestigious Bunka College. After presenting his first 1972 Tokyo collection he started to go around the world to shun the limitations of the Japanese milieu. His first 1981 Paris collection was epoch-making and revolutionised the world of fashion design.
Today Yohji Yamamoto is the author of Yohji Yamamoto Collections, Y’s, Y’s for men, Yohji Yamamoto + Noir, and is the partner of Adidas for Line Y-3, a range of sportswear collections which are bringing about radical changes both in trade and creativity.

yohjiyamamoto.co.jp